Margarita si fermò sulla porta, con un’espressione di incredulità. La suocera, Viktoria Pavlovna, era lì, con le valigie, e non sembrava minimamente preoccupata per l’orario. Le chiavi tintinnarono nella serratura, e la porta si aprì. Un odore familiare di borscht riempì il corridoio. Il cuore di Margarita accelerò.
«Ma che razza di piatto stai preparando?» la voce acida di Viktoria Pavlovna si sentiva dalla cucina. «Quella roba non ha sapore! Guarda, ti ho portato del pollo fatto in casa. Quello vero, non quella carne artificiale del supermercato.»
Margarita, con il cuore che batteva forte, si avvicinò alla cucina. Oleg, beato come sempre, mangiava al tavolo, mentre sua madre si muoveva tra i fornelli come se fosse a casa sua.
«Mamma, ma perché?» chiese Oleg con la bocca piena, inghiottendo. «Rita aveva detto che avrebbe cucinato.»
«Quella cosa che cucina Rita?» sbuffò Viktoria Pavlovna, «Polpette? Sì, giusto… polpettine per bambini!»
Margarita entrò, cercando di mantenere il controllo. «Buonasera,» disse, «Non sapevo che avessimo ospiti.»
Viktoria Pavlovna si girò di scatto, cercando di nascondere il disappunto dietro un sorriso forzato. «Cara, ho solo pensato di cucinare per voi. Oleg ha lavorato tanto, e tu sei sempre così impegnata.»
Oleg, notando la tensione, si alzò e si avvicinò alla moglie. «Mamma ha cucinato il borscht. Non vuoi assaggiarlo?»
Margarita, già stanca, rispose con fermezza: «No, grazie. Avevamo detto che avrei cucinato io.»
Nel soggiorno, con un gesto deciso, chiuse la porta dietro di sé e si rivolse al marito: «Quanto deve durare ancora questa situazione?»
Oleg scrollò le spalle, stanco di discutere. «Mamma lo fa per noi.»
Margarita sentiva di essere intrappolata in una relazione che non era mai stata davvero sua.