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Dopo cinque anni di “viaggi annuali per il reset mentale” del marito, Anna decise di fare qualcosa che non aveva mai osato prima. Ogni estate, quando il marito Carlo partiva per le sue vacanze solitarie, lei rimaneva a casa, occupandosi di tutto. Lavorava ore extra, manteneva la casa in ordine, sperando che i suoi sacrifici fossero ripagati con una versione migliore di Carlo al suo ritorno. Ma quando gli chiese se poteva unirsi a lui in una di quelle fughe, la risposta fu un secco “no”.

“Non ti piacerebbe,” le aveva detto, “Non è roba per te.”

Quelle parole le strinsero il cuore, ma non disse nulla. Poi, quest’anno, decise che sarebbe stata la sua volta. Prese una settimana di ferie, prenotò un tranquillo Airbnb sulla costa e lasciò un biglietto sul frigorifero: “Anch’io prendo un po’ di pace e tranquillità. Non aspettarmi.”

Nei primi due giorni, Carlo non la chiamò neanche una volta. Cominciò a sospettare che ci fosse qualcosa di più dietro le sue “vacanze”. Il terzo giorno, entrò nell’account Google condiviso che Carlo aveva sincronizzato senza pensarci. Fu lì che trovò le conferme di viaggi: stessi posti, stesse date, ma non sempre da solo. Prenotazioni per due persone. Ristoranti con prenotazioni per coppie. Foto caricate per errore.

Il suo stomaco si contorse.

Anna era seduta sulla spiaggia, sorseggiando un cocktail quando prese una decisione. Non avrebbe chiamato Carlo. Non ancora. Ma decise di contattare qualcuno che non si sarebbe mai aspettato di sentire. Un nome che non aveva mai preso in considerazione prima. La sua mente corse veloce, ma l’unica certezza era che quella vacanza non sarebbe stata rovinata.

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